Il turismo dopo il COVID-19

La pandemia scatenata dal virus SARS-CoV-2 ha sconvolto tutte le nostre vite e stravolto le nostre abitudini.

Per qualche mese abbiamo dovuto mettere in pausa tutte le azioni che prima si davano per scontato e la nostra quotidianità ha subito dei profondi cambiamenti.

Con l’avvento della fase 2 ci si avvia lentamente verso una graduale ripresa con l’augurio che i danni siano minimi e il recupero il più veloce possibile.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria si riflettono un po’ in tutti i settori e tra essi, uno dei più colpiti, il turismo, già debole in quanto superstite di una serie di attentati terroristici e calamità naturali che hanno segnato negativamente gli ultimi anni.

Il tasso di turismo, drasticamente calato a picco in questo ultimo trimestre, conta una perdita di miliardi di euro e sempre più lavoratori sono a rischio: la crisi non può che riflettersi sul settore economico.

Confcommercio e Confturismo ci forniscono alcuni dati riguardo maggio e giugno: circa il 57% dei partecipanti al sondaggio non viaggerà, il 32% farà solo brevi vacanze e il 36% ha timore di mettersi in viaggio o non ha la disponibilità economica.

Sono numeri che fanno riflettere molto sugli effetti che la pandemia ha avuto sul turismo.

Cosa cambierà per i futuri viaggiatori

Sicuramente la cosa più difficile in assoluto sarà quella di garantire, in ogni condizione, il distanziamento sociale, un fenomeno che per la prima volta abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e che fino a poco fa ci sembrava un film distopico.

Mantenere le distanze sarà complicato e segnerà profondamente i nostri ricordi: luoghi che siamo abituati a vedere affollati come villaggi turistici, parchi tematici, crociere, musei e città d’arte saranno sottoposti a limitazioni e controlli al fine di garantire la sicurezza di ogni cittadino e assumeranno un volto nuovo.

È così che grandi città come Barcellona, Roma, Amsterdam che prima si trovavano a fronteggiare il problema dell’overtourism (eccessivo turismo) ora hanno le proprie strade vuote.

La ripresa non sarà sicuramente semplice, soprattutto per i tour operator che da sempre hanno puntato sul grande numero di accordi che riuscivano a chiudere: il distanziamento sociale ora prevede un dimezzamento dei clienti in treni, aerei, strutture alberghiere, piscine, musei.

Parliamo in questo caso di undertourism.

I segnali positivi legati al turismo

Parlare di lati positivi dopo un evento simile è azzardato ma sicuramente possiamo trarre il meglio anche da questa esperienza.

Innanzitutto, potremo valorizzare le mete più vicine a noi, i piccoli borghi meno conosciuti, gli spazi all’aperto e i paesaggi che prima non ci fermavamo ad osservare perché spinti da un bisogno di viaggiare che ci spingeva ad andare più lontano.

Bisognerà lavorare molto in questa fase per stabilire tutte le regole necessarie e sufficienti a garantire sicurezza e mettere in pratica un equilibrio tra il piacere di viaggiare e la paura di farlo.

Converrà progettare un modo per smistare i flussi turistici senza fare a meno dell’essenza stessa del turismo: quella di conoscere nuove persone, provare nuove emozioni, condividere nuove esperienze.

 

 

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